sabato 16 giugno 2007
Inferno
Io credo che esista davvero. E crederci mi consola molto davanti a tutto quello che i mei occhi vedono. E i vostri occhi che cosa vedono?
mercoledì 30 maggio 2007
Mastella scrive a Pezzotta
Caro Savino, come ricordi, il 12 maggio, in piazza a San Giovanni c’ero anch’io. Con la mia famiglia, con i miei amici, ho passeggiato in una piazza in festa, ed ho soprattutto guardato, ho ascoltato, ho “annusato”. E ho capito. Ho capito che quella piazza di cattolici chiedeva una cosa: chiedeva partecipazione e cittadinanza per la propria identità. Chiedeva risposte per poter dare un senso alla propria esistenza, nella consapevolezza che le risposte individuali di cui ha bisogno ogni singola famiglia, sono una parte di risposte per la comunità, e possono quindi permettere all’intera nazione di progredire e crescere nel benessere. Paradossalmente rispetto a quanto oggi si va dicendo, chiedeva “politica”, intesa come volontà di condividere un’assunzione di responsabilità all’interno di un proprio quadro valoriale e di una peculiare quanto universale ispirazione. Sì, ho sentito in quella piazza, voglia di politica, come forse dalle grandi mobilitazioni di sinistra degli anni Settanta non vedevo più.
Era da tempo che non vedevo all’opera il cattolicesimo militante, mobilitato per un’idea, quella della famiglia, che rappresenta un progetto e che incarna il senso del futuro, meglio di ogni altra. E da quella richiesta di partecipazione mite, gioiosa e non rivendicativa, ho capito che la nostra missione politica, la nostra vocazione di cattolici impegnati in politica, è oggi più che mai attuale, e non è, e non può essere, consegnata alla storia.
La piazza del 12 maggio mi ha in sostanza aiutato a dare forza alle mie convinzioni circa la consapevolezza di una spinta propulsiva, innovatrice e fortemente attiva, dell’ispirazione cristiana quale fondamento dell’agire politico. Una ispirazione che non è ideologica e che pertanto non ha e non vuole avere pretese totalizzanti, ma che ha e vuole avere diritto di cittadinanza attiva, attraverso la partecipazione popolare ai processi decisionali del Paese intero.
La piazza del Family day mi ha quindi confermato che la partecipazione popolare è la risposta; e che la politica si rilancia solo attraverso questa partecipazione “popolare”, aggettivo quest’ultimo, che strenuamente tengo nel simbolo del mio partito quale soggetto attivo dei processi di cambiamento: “Popolari-Udeur”.
Caro Savino, fin qui sono certo che ci intendiamo. Come ho evidenziato, lo strumento con il quale io voglio collaborare a dare una risposta di partecipazione popolare l’ho costruito e lo costruisco ogni giorno con i Popolari-Udeur; ma fammi capire meglio, come pensi di declinare il tuo impegno, come pensi di dare seguito ad una mobilitazione che è, in senso alto, mobilitazione politica, quale quella del 12 maggio? A cosa pensi quando nella tua intervista concludi affermando che ti batti per i tuoi valori, per una cultura che in Italia deve mantenere la capacità di esistere? Se a queste domande non rispondi con il mio percorso, o comunque con un percorso politico-partitico e parlamentare, come rispondi?
Clemente Mastella
Lettera al portavoce del Family Day, Savino Pezzotta
Era da tempo che non vedevo all’opera il cattolicesimo militante, mobilitato per un’idea, quella della famiglia, che rappresenta un progetto e che incarna il senso del futuro, meglio di ogni altra. E da quella richiesta di partecipazione mite, gioiosa e non rivendicativa, ho capito che la nostra missione politica, la nostra vocazione di cattolici impegnati in politica, è oggi più che mai attuale, e non è, e non può essere, consegnata alla storia.
La piazza del 12 maggio mi ha in sostanza aiutato a dare forza alle mie convinzioni circa la consapevolezza di una spinta propulsiva, innovatrice e fortemente attiva, dell’ispirazione cristiana quale fondamento dell’agire politico. Una ispirazione che non è ideologica e che pertanto non ha e non vuole avere pretese totalizzanti, ma che ha e vuole avere diritto di cittadinanza attiva, attraverso la partecipazione popolare ai processi decisionali del Paese intero.
La piazza del Family day mi ha quindi confermato che la partecipazione popolare è la risposta; e che la politica si rilancia solo attraverso questa partecipazione “popolare”, aggettivo quest’ultimo, che strenuamente tengo nel simbolo del mio partito quale soggetto attivo dei processi di cambiamento: “Popolari-Udeur”.
Caro Savino, fin qui sono certo che ci intendiamo. Come ho evidenziato, lo strumento con il quale io voglio collaborare a dare una risposta di partecipazione popolare l’ho costruito e lo costruisco ogni giorno con i Popolari-Udeur; ma fammi capire meglio, come pensi di declinare il tuo impegno, come pensi di dare seguito ad una mobilitazione che è, in senso alto, mobilitazione politica, quale quella del 12 maggio? A cosa pensi quando nella tua intervista concludi affermando che ti batti per i tuoi valori, per una cultura che in Italia deve mantenere la capacità di esistere? Se a queste domande non rispondi con il mio percorso, o comunque con un percorso politico-partitico e parlamentare, come rispondi?
Clemente Mastella
Lettera al portavoce del Family Day, Savino Pezzotta
mercoledì 23 maggio 2007
Nel ricordo di Falcone
Mi è sembrato doveroso ricordare il sacrificio di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo, di Vito Schifani, di Antonio Montinaro e di Rocco Di Cillo, nel quindicesimo anniversario della morte, quì, nel luogo ove Giovanni Falcone lavorava quale Dirigente Generale degli Affari Penali il 23 maggio del 1992. E mi è parso giusto farlo con chi qui lo conobbe e con chi in questo Ministero lavora. Giovanni Falcone cadde vittima del più violento attacco criminale portato da Cosa Nostra allo Stato. La Sua colpa era quella di avere, con grande intelligenza e capacità, condotto indagini contro i mafiosi e di averli portati al giudizio della Corte di Assise nello storico e fondamentale maxiprocesso di Palermo.
La Sua colpa era quella di avere, con grande attenzione, raccolto le devastanti dichiarazioni dei primi collaboratori di giustizia. La Sua colpa era quella di avere individuato la strada per la legislazione premiale in favore dei collaboratori. Giovanni Falcone era, insomma, un nemico della mafia e la mafia ne ebbe giustamente paura. Egli è stato un grande magistrato, ben consapevole di quanto la sua vita fosse in pericolo, essendo stato già destinatario di un grave tentativo di attentato, nel 1989, all’Addaura. Ma in Lui conviveva un fortissimo senso dello Stato e della Giustizia e mai il Suo impegno venne meno, anche quando dovette subire l’amarezza di incomprensioni e ostilità. Giovanni Falcone ha lasciato un grande insegnamento: non arrendersi dinanzi alle difficoltà con la consapevolezza, come spesso ripeteva, che la mafia non è invincibile e che lo Stato può riaffermare la sua presenza ed il suo ruolo, al fianco dei cittadini onesti, perché lo Stato non può soccombere al crimine organizzato e al delitto.
Giovanni Falcone è stato un grande italiano ed un grande siciliano, quasi a dimostrare che la Sicilia non è solo mafia e che le regioni del sud, afflitte da una impregnante presenza mafiosa, hanno la forza e la determinazione di riconoscere nello Stato, nella Giustizia e nella Legalità, le stelle polari della crescita e dello sviluppo. Non dobbiamo mai dimenticare gli uomini che hanno dato la loro vita per fare il proprio dovere e per rispondere positivamente a nobili imperativi morali. E’ nostro impegno quello di non disperdere il valore e il patrimonio di professionalità che ci è stato lasciato. Giovanni Falcone amò riprendere una frase di J. F. Kennedy che voglio rammentare: «Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché in ciò sta l’essenza della dignità umana». Vorrei e vorremmo tutti un Paese in cui non ci sia più bisogno di eroi da commemorare, ma solo uomini da rispettare e apprezzare. Nel ricordo grato del magistrato Giovanni Falcone, del magistrato Francesca Morvillo, degli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo, vi invito ad osservare un minuto di raccoglimento.
Clemente Mastella
La Sua colpa era quella di avere, con grande attenzione, raccolto le devastanti dichiarazioni dei primi collaboratori di giustizia. La Sua colpa era quella di avere individuato la strada per la legislazione premiale in favore dei collaboratori. Giovanni Falcone era, insomma, un nemico della mafia e la mafia ne ebbe giustamente paura. Egli è stato un grande magistrato, ben consapevole di quanto la sua vita fosse in pericolo, essendo stato già destinatario di un grave tentativo di attentato, nel 1989, all’Addaura. Ma in Lui conviveva un fortissimo senso dello Stato e della Giustizia e mai il Suo impegno venne meno, anche quando dovette subire l’amarezza di incomprensioni e ostilità. Giovanni Falcone ha lasciato un grande insegnamento: non arrendersi dinanzi alle difficoltà con la consapevolezza, come spesso ripeteva, che la mafia non è invincibile e che lo Stato può riaffermare la sua presenza ed il suo ruolo, al fianco dei cittadini onesti, perché lo Stato non può soccombere al crimine organizzato e al delitto.
Giovanni Falcone è stato un grande italiano ed un grande siciliano, quasi a dimostrare che la Sicilia non è solo mafia e che le regioni del sud, afflitte da una impregnante presenza mafiosa, hanno la forza e la determinazione di riconoscere nello Stato, nella Giustizia e nella Legalità, le stelle polari della crescita e dello sviluppo. Non dobbiamo mai dimenticare gli uomini che hanno dato la loro vita per fare il proprio dovere e per rispondere positivamente a nobili imperativi morali. E’ nostro impegno quello di non disperdere il valore e il patrimonio di professionalità che ci è stato lasciato. Giovanni Falcone amò riprendere una frase di J. F. Kennedy che voglio rammentare: «Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché in ciò sta l’essenza della dignità umana». Vorrei e vorremmo tutti un Paese in cui non ci sia più bisogno di eroi da commemorare, ma solo uomini da rispettare e apprezzare. Nel ricordo grato del magistrato Giovanni Falcone, del magistrato Francesca Morvillo, degli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo, vi invito ad osservare un minuto di raccoglimento.
Clemente Mastella
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