lunedì 7 aprile 2008

Italiani, brava gente

Sento parlare di fucili, leggo di cordate fantasma per Alitalia, vedo troppe polemiche, perfino, sulle schede elettorale. E gli italiani?
Ma chissà, mi auguro solo che non perdano la speranza.
Tanta gente mi sta scrivendo in queste ore. In modo particolare dal Sud. A tutti e, in modo particolare, ai miei conterranei affiderò le mie forze, il mio impegno, e le mie ragioni per il futuro.

giovedì 3 aprile 2008

Ed ora?

cari amici, ormai sono due giorni che leggo e rileggo i tanti giornali che ritornano sulla mia assurda storia giudiziaria. C'è tanta soddisfazione ma c'è anche tanta amarezza nel dover prendere atto che altri, sul piano politico, giudiziario e mediatico, hanno lavorato per la mia eliminazione politica. E lo hanno fatto sapendo che io, come i fatti stanno dimostrando, ero del tutto innocente. Una vera e propria gogna per la quale ogni commento diventa superfluo. Vi invito, allora, a leggere la decisione del gip di Catanzaro sul caso Why Not che di seguito riporto insieme agli editoriali pubblicati oggi da Il Riformista e Avvenire (a firma di Sergio Soave)

Grazie dell'attenzione e a presto.

TRIBUNALE ORDINARIO DI CATANZARO

Sezione del Giudice per le Indagini Preliminari


Il Giudice Tiziana Macrì,
sulla richiesta di archiviazione del procedimento di cui in epigrafe a carico del Senatore Clemente MASTELLA per infondatezza della notizia di reato formulata in data 4 marzo 2008 dalla Procura Generale della Repubblica (sede);
esaminati gli atti;
premesso che per l'analitica ed esaustiva esposizione degi elementi rilevanti in ordine alla posizione del Sen. MASTELLA si richiama la richiesta di archiviazione le cui argomentazioni e valutazioni, integralmente condivise da questo Giudice, devono considerarsi qui riportate.

Osserva:

Occorre accertare: 1) se sussista una notizia di reato; 2) se la stessa sia riconducibile al Senatore MASTELLA; 3) quale sia la portata degli elementi acquisiti e se essi, in una interpretazione dinamico-evolutiva della nozione di infondatezza, presentino o meno capacità di espansione nel divenire procedimentale.
In data 14 ottobre 2007 il P.M. disponeva l’iscrizione del nominativo di Clemente MASTELLA nel Registro degli indagati in ordine ai reati p. e p. dagli artt. 110, 323, 640 cpv, c.p e 71 195/1974 e succ. mod., commessi in Calabria, Roma ed altre parti del territorio nazionale con condotta in atto.
L'iscrizione seguiva di qualche giorno l'audizione, avvenuta in data 11 ottobre 2007, di Giuseppe TURSI PRATO, detenuto per altro, che, escusso in data 10 luglio 2007 da un P.M. D.D.A., dichiarava, di essere a conoscenza di fatti di pubblica amminastrazione e di essere disponibile a riferire quanto a sua conoscenza al P.M. allora titolare del presente procedimento.
In data 11 ottobre 2007 TURSI PRATO veniva sentito in qualità di persona informata sui fatti (v. verb. Int., p. 3).
La consequenzialità temporale tra audizione ed iscrizione induce a ritenere che la notizia di reato debba ricercarsi nelle dichiarazioni indicate valutate nel contesto delle ulteriori acquisizioni.
Si evidenzia, invero, che l'obbligo di iscrizione nasce solo ove a carico di una persona emerga l'esistenza di specifici elementi indizianti e non di meri sospetti.
Il sintagma specifici elementi indizianti esprime l'esigenza deIl'acquisizion degli elementi conoscitivi necessari a delineare una notizia di reato nei confronti di una persona in termini di ragionevole determinatezza.
Nel caso di specie, TURSI PRATO, nell'esame dell'11 ottobre 2007, riferisce una espressione del SALADINO (v. rascr., p. 45) rilevante in ordine alla posizione di MASTELLA. L'analisi complessiva. delle dichiarazioni rese evidenzia, però, come risultino del tutto prive di specificazione ed indimostrate le condizioni minime necessarie ad attribuire alla locuzione di cui trattasi valore indiziante ed indicate ai punti da a) a e) e relative considerazioni della richiesta di archiviazione, p. 13 che si richiama. Alla stessa, pertanto, non può attribuirsi valenza accusatoria a carico del soggetto chiamato.
Tale valutazione è confermata all'esito dell'esame del contenuti delle dichiarazioni rese da TURSI PRATO innanzi al P.M. di Roma in data 31 ottobre 2007 de tenore che segue: «Non sono a conoscenza di fatti illeciti specifici che coinvolgano l'On. MASTELLA. Posso confermare come già detto nel verbale dell'11 ottobre c.a., che Antonio SALADINO e l'On. MASTELLA sono amici da molti anni e che questo fatto rafforza la posizione, solo ed esclusivamente sul piano politico, di SALADINO rispetto ai componenti locali dell'UDEUR» (v. verb. sint.).
Il dato non si presenta idoneo a costituire specifico elemento indiziante a carico del Sen. MASTELLA anche ai fini della mera iscrizione.
Non soccorrono rispetto all'iniziale ipotesi di accusa le acquisizioni pregresse né le successive.
Dalle dichiarazioni rese da MERANTE Caterina, LA CHIMIA Giuseppe, FRANZE’ Giancarlo e altri (v. rich. Arch.) può inferirsi l'esistenza di rapporti confidenziali tra in Sen. MASTELLA e SALADINO nonché l'attitudine di quest'ultimo a creare e mantenere "buoni rapporti con tutti" e ciò anche nell'ambito del mondo politico istituzionale ed indipendentemente dal partito o dalla coalizione di appartenenza del referente.
Non si ravvisano elementi idonei a connotare di illiceità la posizione del Sen. MASTELLA in quei rapporti confidenziali.
Alla stessa conclusione deve giungersi in ordine alle conversazioni captate sull'utenza del SALADINO che ha come interlocutori tale Enza (v. richiesta di arch., p. 2 e segg.) ed un soggetto denominato Clemente (v. rich. Arch., p. 4 e segg., conversazioni captate nel proc. N. 122/2006 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme). I dialoghi confermano soltanto l'esistenza dei rapporti confidenziali tra SALADINO ed il Sen. MASTELLA nonché il comune interesse per argomenti di natura politica.
Quanto ai contenuti dellla consulenza GENCHI, si richiama quanto esposto nella richiesta di archiviazione alle pagine 7 e seguenti. Il tabulato relativo all'utenza in uso al Sen. MASTELLA, acquisito senza l'autorizzazione della Camera di appartenenza, è inutilizzabile.
Nel merito, comunque, esso conferma soltanto la frequentazione telefonica tra SALADINO ed il Senatore già per altre vie emersa, ma inespressiva "di condotte deI MASTELLA ipotizzabili come reati".

L'analisi dei risultati investigativi acquisiti rende del tutto superfluo l'ulteriore prosieguo.

Consegue ai rilievi indicati l'accoglimento della richiesta di archiviazione nei confronti del Sen. MASTELLA per infondatezza della notizia di reato.

P.Q.M.

Letti ed applicati gli artt. 408 e segg. c.p.p.,

in accoglimento della richiesta formulata dalla Procura Generale,

• Dispone l'archiviazione del procedimento nei confronti el Sen. Clemente MASTELLA perché la notizia di reato è infondata.
• Ordina la restituzione degli atti alla Procura Generale della Repubblica (sede).
• Manda la Cancelleria per quanto di competenza.

Catanzaro, 1 aprile 2008

Il Giudice per le indagini Preliminari

Tiziana Macrì

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IL RIFORMISTA

C'è chi si scusa col pm che deve scusarsi con Mastella

La notizia, sui giornali di ieri, era che il gip di Catanzaro ha accolto la richiesta del procuratore generale, ha archiviato la posizione di Mastella nell'inchiesta Why not del pm De Magistris, e ha scritto nell'ordinanza che «mancavano assolutamente i presupposti per l'iscrizione dell'ex guardasigilli nel registro degli indagati». Cioè, a voler essere generosi, che Mastella è stato vittima di un errore giudiziario. Errore che però, siccome stiamo in Italia e l'indagato era il ministro della giustizia, ha provocato conseguenze politiche durature e ormai irrevocabili. Tra le quali una campagna mediatica contro Mastella che forse ha avuto un qualche peso anche nella crisi del governo Prodi, provocata dallo stesso Mastella, e dunque nello scioglimento anticipato delle Camere.
Ebbene, sapete con che titolo è uscita ieri l'Unità, su un commento a firma di Marco Travaglio, cioè di uno dei più attivi protagonisti della campagna di cui sopra? Il titolo diceva: «E chiedere scusa?». Poiché chiedere scusa è cosa molto rara da parte di Travaglio (a meno che non debba farlo perché sta per perdere una delle sue innumerevoli cause per diffamazione, e infatti ha chiesto di recente scusa ad Antonio Socci), abbiamo letto avidamente il commento, immaginando uno di quegli esercizi giornalisti che la deontologia professionale della stampa anglosassone chiama «apology». Ci eravamo sbagliati. Travaglio, oltre a ignorare completamente l'archiviazione del caso Mastella, annunciava in realtà nel suo pezzo che ben presto, in seguito a misteriose indagini di procure che lui frequenta ma di cui noi poveri mortali non sappiamo nulla, dovremo tutti chiedere scusa a De Magistris, cioè al magistrato che dovrebbe chiedere scusa a Mastella. «A Salerno - scrive - dove De Magistris ha denunciato i superiori per la fuga di notizie, che poi venivano attribuite a lui, le indagini sarebbero (il corsivo è nostro) a buon punto: non è lontano il giorno in cui chi l'ha condannato al Csm dovrà vergognarsi e chiedergli scusa».
Ora noi saremo felici se De Magistris si meriterà un giorno le scuse per un'ingiusta condanna del Csm. Ma, nel frattempo, non potrebbe chiedere lui scusa a Mastella, che quelle scuse se l'è già meritate per sentenza del gip? E Travaglio medesimo, non potrebbe aggiungere le sue? Oppure il coraggioso giornalismo d'inchiesta esclude la valutazione dei fatti già accertati perché può dedicarsi solo ai sospetti da accertare, e il giornalismo militante ha un'autorizzazione speciale a vedere la pagliuzza negli occhi altrui ma non la trave nel proprio?

* * *



AVVENIRE

LA VICENDA MASTELLA

Sorprendente esempio da manuale di malagiustizia

SERGIO SOAVE

Il castello di accuse che ha travolto Clemente Mastella sta crollando miseramente per decisioni della stessa magistratura. Gli arresti inflitti a sua moglie su richiesta di un sostituto procuratore alla vigila del trasferimento e approvati da un giudice che, mentre li convalidava, si dichiarava incompetente in materia, sono stati revocati dopo pochi giorni. Il tribunale dei ministri ha decretato che il famoso viaggio a Monza sull’aereo di Stato non costituisce reato. Ora si riconosce anche che nell’inchiesta Why not per Mastella non esistevano neppure i minimi indizi necessari per iscrivere l’allora Guardasigilli nella lista degli indagati. Questo significa che Mastella aveva tutte le ragioni per inviare gli ispettori per verificare la correttezza (poi giudicata insussistente anche dal Consiglio superiore della magistratura) dell’azione di Luigi De Magistris. D’altra parte che il filo che legava Mastella all’indagine sulla (presunta) frode ai danni dell’Unione europea era esilissimo: il suo numero di telefono trovato nell’agenda di un indagato, che peraltro avendo esercitato la rappresentanza di una organizzazione sociale, teneva ovviamente contatti con esponenti politici. Su una traccia tanto evanescente è stata costruita quella che oggi si può a giusta ragione definire una persecuzione giudiziaria, immensamente amplificata dalla insistita gogna televisiva e da una implacabile campagna mediatica. Le conseguenze politiche sono state colossali, il ministro della Giustizia ho dovuto dimettersi, non avendo ricevuto la solidarietà politica che chiedeva (sostituita da un avaro e tutt’altro che unanime riconoscimento «umano») ha abbandonato la maggioranza, mettendo il suggello a una crisi già evidente. Mastella e il suo partito, per effetto della campagna che si fa fatica a chiamare di informazione costruita su quella giudiziaria dimostratasi infondata, sono diventati, nell’imminenza della consultazione elettorale, degli intoccabili. Per coalizioni e partiti, apparentarsi con l’Udeur, dipinta come la quintessenza della malapolitica, era considerato un rischio da non correre, così una presenza reale seppure circoscritta a una specifica area territoriale, è stata cancellata dalla competizione. Si tratta di un esempio da manuale di malagiustizia e malainformazione, che dovrebbe far riflettere sull’esigenza di porre dei limiti non all’autonomia della magistratura e alla libertà di stampa, ma all’abuso che si fa di questi diritti, fino a trasformarli in strumenti per offendere la dignità delle persone e creare pesanti turbative alla vita politica democratica. Almeno questo risarcimento a Mastella è dovuto, in modo che quel che ha sofferto ingiustamente non abbia a ripetersi e per far sì che a decidere delle scelte politiche sia il libero gioco delle forze in campo, del consenso che ottengono, dei risultati che conseguono, giudicati con un metro non falsificato da poteri non elettivi usati in modo scriteriato e malevolo.

sabato 1 marzo 2008

In campagna elettorale son tutti nemici

Siamo nella campagna elettorale più difficile e complicata degli ultimi anni. Si vota con un vecchio sistema elettorale ma in realtà, di fatto, si fa credere agli elettori che il sistema è cambiato. Novità ce ne sono e la novità è che si vuole schiacciare mediaticamente ogni piccola formazione. Noi siamo nel pieno di una campagna che sarà dura e, ovviamente, dobbiamo chiedere consensi per noi. Per farlo dobbiamo difenderci, e consideriamo al momento, tutti gli altri partiti come degli avversari da combattere. Ora non so se le cose cambieranno in queste ore e il clima tornerà ad essere mite. Se ci saranno strategie diverse. Per ora tira un forte vento che ci costringe a batterci contro tutti, nessun escluso. Se possibile ci metteremo il vento alle spalle e cercheremo di sfruttare al massimo ogni refolo.

giovedì 17 gennaio 2008

Il testo delle mie dimissioni

Onorevoli colleghi, vi parlo col dolore nel cuore di chi sa che a causa

del suo impegno pubblico, delle sue profonde convinzioni e delle sue
idealità, si trova ad essere colpito negli affetti più profondi,
incredulo ed impotente. Ho provato, ho creduto, ho sperato che la
frattura tra politica e magistratura potesse essere ricomposta,
attraverso la dialettica, il confronto, il dialogo, l’incontro. Ma devo

prendere atto che nonostante abbia lavorato giorno e notte per
dimostrare la mia credibilità e la mia buona fede di interlocutore
affidabile per il mondo della giustizia, oggi mi accorgo che sono stato

invece percepito da alcune frange estremiste come un avversario da
contrastare, se non addirittura un nemico da abbattere.
Ho creduto infatti, pur consapevole della estrema difficoltà di quella
che alcuni reputano una missione impossibile, di dover rifiutare la
pericolosa tentazione di chi vorrebbe indirizzare la Giustizia italiana

verso la palude della rassegnazione e dell’impotenza, suggerendo
l’ineluttabilità di un conflitto perenne e di disfunzionamento ormai
cronico e irreversibile. L’illusione di poterci riuscire mi ha fatto
fare ogni sforzo, con un Parlamento mai così fragile e incerto in tutta

la mia trentennale esperienza d’assemblea. Ho avuto l’illusione di
poter riformare l’Ordinamento giudiziario in accordo con la
Magistratura, nell’interesse del Paese. Ho avuto l’illusione che le
soluzioni trovate per migliorare l’efficienza, motivare il personale,
ridurre costi ed esposizione debitoria, nonostante al mio arrivo a Via
Arenula non avessi trovato né la benzina per le macchine, né la carta
per i fax dei magistrati, ho avuto l’illusione, lo ribadisco, che tutto

ciò potesse essere prova della mia onestà intellettuale e assenza di
secondi fini. Ho avuto l’illusione di poter affermare con convinzione e

senza riserve il valore, fondamentale del nostro assetto
costituzionale, del principio dell’esclusiva soggezione de giudice alla

legge.
Soltanto, sottolineo, soltanto alla legge, ma almeno alla legge. In
mancanza di ciò, credevo e credo che è la base stessa su cui poggia
l’indipendenza della magistratura ad essere messa a rischio. Queste mie

convinzioni, queste mie illusioni, oggi trovo frantumate contro un muro

di brutalità, di indisponibilità, di chiusure e di egoismi di parte. Ho

dedicato tutte le mie energie nell’ultimo anno per affermare e
dimostrare che ci si poteva riuscire, che tra i poteri e le istituzioni

il dialogo avrebbe premiato, convinto come sono, nella mia coscienza
ispirata dalla fede, che solo nell’incontro e nella relazione con
l’altro si trova la soluzione. Oggi qui le mie certezze vacillano, e
con esse la mia storia di politico aperto al dialogo e all’altro si
trova in una crisi profonda.
Non si illudano coloro che confidano nello sconforto, coloro che
credono che le ferite sul piano personale e sentimentale possano essere

determinanti per farmi cambiare idea e percorso. Lo sapevamo, ce lo ha
insegnato Aldo Moro, che non siamo chiamati a preservare un ordine
semplicemente rassicurante. Lo sapevamo che nello sfidare l’ordinaria
grettezza saremmo potuti rimanere intrappolati nella palude degli
egoismi, delle diffidenze e delle cattiverie. Mentre ero dedito a
questo lavoro, modesto certo, ma pieno di granitica sincerità, è
iniziato un tiro al bersaglio nei miei confronti, quasi una ostinata
caccia all’uomo. Sono state utilizzate centrali d’ascolto con corsie
privilegiate ogni qualvolta nel computer si accendeva la spia - mai
parola fu più usata a proposito - che segnalava il mio nome o quello
dei miei amici. Siamo così diventati in quel di Potenza un partito di
tale rilevanza quanto ad intercettazioni subite, da poter superare
agevolmente la soglia di qualsiasi percentuale elettorale. Per fare ciò

è bastato che un piccolo nucleo di magistrati, per alcuni dei quali
l’integrità è contestata da altri magistrati dello stesso distretto,
innescasse un congegno violento, privo di obiettivi e riscontri nella
realtà, confondendo ciò che è tipico della politica e che rivendico
alla politica e dei suoi conflitti interni, dei suoi riti, con una
colpevole quanto inesistente violazione di norme. È bastato puntare al
cuore con un pregiudizio che desse l’idea di un sistema di potere da
combattere, travisando realtà e norme penali, per interrompere il mio
lavoro. Avevo resistito nel fortino personale, saldo nelle mie
convinzioni, a tutte queste corsare scorribande contro di me nella mia
vita personale e politica con l’intento dichiarato d creare panico e
terrore tra i miei sostenitori i cui ideali ad ispirazione cristiana
forse ancora creano motivo di preoccupazione politica. Ora però,
rispetto a componenti di un ordine che disinvoltamente hanno il
vantaggio di poter fare e di poter decidere dei tuoi destini
prescindendo dalla tua volontà e dai tuoi comportamenti; rispetto
all’imprevedibile apertura di varchi che toccano i mei affetti, la mia
famiglia, mia moglie, getto la spugna. È la prima volta, confesso, che
in vita mia ho paura. Ho combattuto la mia battaglia fin quando il
combattimento era alla pari e non arrivavano colpi bassi e imprevisti,
perché dalla tua condotta politica nulla lasciava presagire un
concertato volume di fuoco per distruggere la tua persona, la tua
dignità, i tuoi valori. Non fosse per il fatto che Patior ergo sum,
tutto mi appare irreale, innaturale fuori da ogni logica che si
componga con la vita politica fatta anche di sconti, di rivalse, di
umori, di indicazioni, di raccomandazioni lecite solo per alcuni
ordini, illecite per la classe politica. Non è possibile che il potere
di vita e di morte pubblica possa appartenere a quel pacchetto di
mischia giudiziario che in questo caso senza averti ascoltato né
chiesto spiegazioni, decreta la tua condanna in attesa di un giudizio
che non si sa né come né quando arriverà. Questo criterio di
valutazione ideologica appartiene ad una componente minoritaria della
magistratura. Si tratta di un neogiustizialismo che ha fatto capolino
negli ultimi tempi della storia giustiziaria del nostro Paese e che
decreta l’umiliazione umana, mediatica e politica. E qualora questo
pacchetto di mischia si fosse sbagliato? Chi ripagherà un domani la mia

famiglia e la mia famiglia politica di questa umiliazione subita?.
E se eventualmente salissero in quota responsabilità per un opera di
demolizione eterodiretta tesa a scardinare il presunto sistema di
potere, chi ne risponderà?. Oggi a me in questa giornata molto
particolare mi è dato solo prendere atto di questa scientifica trappola

che mi è stata tesa in modo vile. Così come è altrettanto vile prendere

in ostaggio mia moglie cu voglio un mondo di bene e a cui rinnovo il
mio affetto che si esalta in una vita in comune e che sperimenta anche
così, soffrendo, il valore della famiglià. Per questo non posso
consentirmi nè torsioni nè movimenti che apparirebbero come irregolari
e non in linea con il rispetto che si deve ad un giudizio di cui si è
serenamente in attesa. Nessuno si illuda, però. Da altre postazioni
continueremo a combattere la nostra battaglia, con un’esperienza e
delle ferite in più, consapevoli di essere arrivati al vero nodo della
democrazia - lo scontro sotterraneo e violentissimo tra i poteri -
avendo subito ora, da ministro delal Giustizia, quello che dopo 30 anni

di specchiata carriera politica non avevo mai subito e non avrei mai
immaginato. Continuerò, insieme a tutti coloro che vorranno crederci, e

che avranno la speranza di chi, come me, è cresciuto ed ha imparato ad
essere certo del bene, quanche quando, colpiti dall’ingiustizia e dalla

violenza lo si intravede molto, molto in lontananzà. ‘Mi dimetto dunque

perchè tra l’amore per la mia famiglia il potere scelgo il primo. Avrei

potuto operare sottili distinguo.
Mi dimetto per essere più libero umanamente e politicamente, mi dimetto

sapendo che un’ingiustizia enorme è la fonte inquinata di un
provvedimento perseguito con ostinazione da un procuratore che
l’ordinamento manda a casa per limiti di mandato e di questo mi
addebita la colpa. Colpa che invece non ravvisa nell’esercizio
domestico delle sue funzioni per altre vicende che lambiscono suoi
stretti parenti e delle quali è bene che il Csm o altri si occupino. Mi

dimetto riaprendo la questione delle intercettazioni a volte
manipolate, a volte estrapolate ad arte, assai spesso divulgate senza
alcun riguardo per la riservatezza dei cittadini. Mi dimetto perché
ritengo, anche dopo la mia dolorosa esperienza, che vada recuperata la
responsabilità dei magistrati, sulla scorta della giurisprudenza della
corte di giustizia del Lussemburgo. Ho trovato nel corso della mia
attività istituzionale una stragrande maggioranza di magistrati seri e
imparziali, ma mi sono imbattuto anche in alcuni che fanno del
pregiudizio, soprattutto contro la politica ed i politici, la ragion di

vita della loro attività professionale. Come ci si può però difendere
da questi il cui potere di interdizione, di delegittimazione è senza
confini?. Mi dimetto per senso dello Stato. Lo faccio senza
tentennamenti. In fondo un ministro della Giustzia che non è in grado
di difendere la moglie dall’assalto violento ed ingiusto, di accuse
balorde e non riesce ad evitarle l’arresto non è certo in grado di
inquinare prove perchè è talmente risibile il suo potere che lo si può
lasciare tranquillamente al proprio posto. Mi dimetto per riaprire
dunque una grande questione democratica. Anche perchè, come ha detto
Fedro: “Gli umili soffrono quando i potenti si combattono”.

mercoledì 5 dicembre 2007

Non sono certo sparito

Non sono sparito nè mi sono stancato del blog. E non sono certamente preoccupato di misurarmi con gli insulti e le critiche. Ma nell'ultimo mese ho avuto poco tempo libero a disposizione, e dal momento che la fase politica è da alcune settimane molto difficile, ho dovuto lasciare questa attività di lettura e scrittura per dedicarmi al mio lavoro. Ho letto che alcuni di voi lo capiscono e altri un po' meno. Come se passare qui sia per me un dovere. Talvolta ho aperto il blog solo per leggere. Altre volte mi sono limitato a cancellare le ingiurie. Altre ancora ho preso atto di alcune lettere private che arrivano anche qui. Ora siamo al momento politico cruciale: la verifica di governo e le decisioni da assumere in materia di riforme, a partire da quella elettorale. Veltroni e Berlusconi non mi convincono affatto. E trovo che Prodi stia facendo i passi giusti per cercare di portare chiarezza nella confusione che si è creata. Vedremo.

sabato 17 novembre 2007

Il dovere della Finanziaria

Dovete scusarmi ma in questi ultimi giorni mi sono dedicato tutto alla politica. E non mi sono neanche sentito troppo bene fisicamente. Ora che la legge finanziaria è stata approvata, posso tornare a vivere con più calma, si fa per dire, le mie giornate. Come sapete non sono stato sempre convinto della bontà delle misure scelte all'interno della legge da parte dl governo. E ho cercato per quanto possibile di convincere gli altri partiti delle mie ragioni. Ma essere nella maggioranza, farne parte, condividere una posizione e uno schieramento, impone anche il rispetto delle decisioni finali. Da dieci anni oramai sono nel centrosinistra e mi comporto con lealtà in ogni occasione. La finanziaria poi è una legge che impone, a chi crede nello Stato e nelle Istituzioni, un senso di responsabilità alto. Oltre ad essere un dovere di un politico la sua approvazione, è un atto di lealtà e correttezza nei confronti della società. Ora il percorso della maggioranza di governo riprende. Alcune cose che ci attendono esigeranno cambiamenti. Altre, come la riforma della legge elettorale, dovranno essere proprio discusse con attenzione estrema. Piccoli partiti, come l'Udeur, non possono in questa fase abbassare la guardia.

domenica 28 ottobre 2007

La solidarietà al Campanile

E' stata una settimana durissima per tutti. Anche per i giornalisti de "Il Campanile", il giornale del partito. A loro voglio esprimere qui tutta la mia personale solidarietà come ho sempre fatto decine di volte in analoghe circostanze per giornalisti di altri quotidiani. E cosi dal momento che gli attestati di solidarietà ai giornalisti del Campanile sono stati molto pochi mi verrebbe di farlo anche a nome della Federazione nazionale della stampa, anche se non ho nessun titolo. Solitamente rapida nello stare al fianco dei colleghi questa volta la FNSI è mancata. Probabilmente troppo impegnata in questa sua vigilia congressuale per ricordarsi che non esistono quotidiani di serie A e di serie B e che tutti i giornalisti sono uguali.